Rasta & Ganja

In diverse culture c’è un uso sacro della ganja, dai sadhu dell’India, ai sufi ed i pellerossa, ma solo una sembra attecchire trasversalmente in tutto il mondo, la filosofia RastafarI.

Nata in Giamaica nel 1930, data dell’incoronazione di Ras Tafari Haile Selassie I sul trono dell’ultimo Imperatore d’ Etiopia (per dare un’idea storica, colui che per primo sconfisse il fascismo quando Mussolini tentò di colonizzare il Corno d’Africa), sta lentamente allargando il numero di fedeli in tutto il mondo, grazie al messaggio universale e pacifico del suo leader naturale. Le buone vibrazioni Rasta, garantite anche dal consumo di ganja (non obbligatorio tra i RastafarI!) hanno contagiato anche il mondo occidentale, e pure in Italia si vedono sempre più uomini e donne che portano i capelli a trecce e vestono con i colori della bandiera etiope: verde, giallo e rosso.

Il rapporto tra Rasta e Ganja è piuttosto controverso, e se un occidentale vuol per comprenderlo fino in fondo, deve necessariamente ribaltare la propria mente, accettando una cultura africana. E’ necessario approcciarsi alla ganja con un tocco di misticismo (hai presente la canzone “Natural Mystic” di Bob Marley!?!?), anche perché i semi d’erba sono stati portati in Giamaica dai lavoratori giunti dall’India a metà del XIX secolo, con tutta la contemplazione tipica della loro nazione. Queste persone hanno tramandato ai giamaicani anche l’uso della parola ganja per definire la cannabis, e quello del cilum per il consumo.

I giamaicani hanno quindi iniziato ad associare il consumo di cannabis con la lettura della Bibbia, il libro donato loro dai colonialisti nel tentativo di convertirli a qualche sorta di cristianesimo occidentale. Il misticismo e l’apertura mentale innescata dalla cannabis hanno però portato ad una nuova interpretazione biblica, molto più letterale e realistica rispetto a quella del catechismo italiano. I RastafarI sono la continuazione dell’ebraismo e della cristianità originali, e vedono nella figura di Haile Selassie, Cristo risorto di tutte le religioni, Dio fatto carne. Credono che la ganja sia il famoso Albero della Vita del libro sacro, con riferimenti anche in altri passi, come, per esempio, nella Genesi 3:18 (“Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre”) e nell’Apocalisse di Giovanni 22:2 (“le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni”). Secondo tradizione Rasta, la cannabis fu ritrovata anche sulla tomba del Re biblico Salomone, forte, bello e saggio, grazie alla conoscenza della pianta sacra. 

La bibbia autorizza il Rasta ad assumere cannabis come cibo, medicina (è storicamente risaputo le sue proprietà siano benefiche per il raffreddore, l’asma e, per esempio, il glaucoma) e per favorire la meditazione. Anche perché la ganja è considerata una pianta Ital, pura e vitale, che ti porta a raggiungere la trance e il contatto con Dio, dai Rasta chiamato Jah. La cannabis è quindi vista come un mezzo per portare pace e prosperità in chi l’assume e di conseguenza nel mondo, veicolata dalla musica reggae ad innalzare gli spiriti delle persone verso il divino.

L’erba va quindi legalizzata consapevolmente. Nessuno è più antiproibizionista dei Rasta, che considerano la ganja una creazione di Dio e le leggi che la vietano come figlie del demonio. In quanto pianta del Creato, dovrebbe semplicemente crescere libera e selvaggia (senti “Wild and Free” di Ziggy Marley!), senza nemmeno il bisogno di essere coltivata. Ed i tentativi di reprimere chi la consuma sono concepiti come il tentativi del diavolo di reprime Dio.

Se in Italia il prete cattolico converte il pane e il vino nel corpo di Cristo con la preghiera, analogamente l’adepto RastafarI, pronunciando una preghiera prima del consumo di ganja (per esempio, “Gloria al Padre e Creatore, come era all’inizio, è ora e sarà sempre”), trasforma l’erba nel Signore. La percezione è quella che lo spirito del Signore viva nella pianta di ganja e passi in chi l’assume, un pò come da molto tempo professano i credenti in Shiva. 

La cannabis occupa in definitiva un posto speciale tra le altre piante del Creato ed è usata in cerimonie e riti. Il suo uso non è rivolto ad andare fuori testa, allo sballo, ma dev’essere esercitato con autodisciplina, prestando attenzione alla propria interiorità. Così facendo, si raggiunge una certa maturità sul tema, che, accompagnata dall’abitudine di mangiare sano (Ital), preferendo la dieta vegetariana e vegana, o perlomeno seguendo le indicazioni bibliche sui cibi puri e impuri (Levitico 11), porta ad avere uno spirito pulito. Maturità e igiene spirituale aprono le porta al consumo di ganja tramite il Calice. Diversamente rispetto alla cultura cattolica legata al vino, il calice è costituito da una noce di cocco svuotata e riempita d’acqua a far da filtro, forata in due punti per inserirci un cilum carico d’erba e un tubo come bocchetta, a volte di bambù, per inalare quando il braciere è acceso. Quando assunto tra fratelli, il Calice va ritualmente fatto girare a destra, seguendo la rotazione terrestre, per trovare una maggiore armonia con il Creato.

I Rasta più puri considerano droghe come il caffè e il tabacco velenose e assumono cannabis al naturale. Altri preferiscono mischiarla in modo bilanciato con il tabacco, soprattutto quando la consumano in lunghe sedute di gruppo per discutere. Così facendo si sente meno la fame, la sonno e si riesce a star seduti a ragionare. Il Reasoning, questo il nome inglese per definire questa pratica, rivolge il consumo di cannabis al ragionare su questioni che riguardano la comunità, e gli argomenti possono spaziare dal mondo degli affari, alla politica, l’economia e l’ambiente. Per ragionare bisogna entrare dentro se stessi, e per farlo bene bisogna non essere pieni di sé, ma lasciare spazio a Dio, ponendosi come un tempio vivente, grazie all’erba. La ganja è quindi considerata l’incenso per purificare il tempio, il corpo, atto a stimolare discorsi con una vena spirituale.

Sfruttando il miglioramento del respiro, che dà vitalità, l’erba è usata anche per favorire la meditazione, ed entrare maggiormente in unione con il Creato. Attraverso l’ascolto delle sensazione apre al piacere e porta alla voce interiore, quella di Dio. 

Un consumo oltre la mondanità, quindi, volto alla conoscenza di sé e del soprannaturale rapporto con il Creatore, per trovare il proprio Io interiore, reso luminoso dal Dio, e portarlo con sé nella vita quotidiana. Un’erba per creare una cultura divina, opposta al mondo diabolico creato dall’uomo che la vieta.

E se tra i fratelli Rasta, il fumare rappresenta il metodo più comune d’assunzione, le sorelle spesso preferiscono mangiarla, con altri cibi salutari, e berla in tisane per prevenire dolori e malattie. Quest’ultimo metodo, in caso di necessità, è ritenuto molto valido anche contro le nausee della gravidanza.

Inutile quindi cercare di fare il lavaggio del cervello al Rasta, definendo l’erba come demotivante o con altre accezioni negative. Alla lunga sarà il Rasta a cambiare la mentalità occidentale, vedendo il cambiamento innescato dalla cannabis come un fattore positivo. La ganja ti fa letteralmente scendere dal treno in corsa della nostra società, definita Babilonia, ed è un fattore che ti allontana dal materialismo tipico di questo mondo che la vieta. Anziché tendere a correre verso qualche centro cittadino alla ricerca di successo, consumandola consapevolmente si finisce col preferire la campagna, per meglio rapportarsi con la natura, Dio e trovare un proprio spazio nel Creato. Rendendo irrisorio il materialismo, la persona che la consuma è più sobria, umile e rispettosa dei precetti religiosi. Quando una persona la consuma, tende ad essere soddisfatta per quello che già si possiede, e ciò rende la salvezza una questione spirituale, svincolata dai beni terreni.

La ganja è dunque vista come un rifugio dalle pressioni del mondo degli uomini, specialmente quando accompagnata dalla lettura della Bibbia. E’ di conseguenza un mezzo eccezionale contro l’omologazione e per trovare uno spazio incline alle proprie attitudini, grazie alle visioni naturali che genera.

Nonostante la filosofia RastafarI sia evidentemente pacifica e amorosa nei confronti della vita e del Creato, Universo incluso, è stata negli anni motivo di persecuzione.

La criminalizzazione della ganja è nata, secondo i Rasta,  per reprimere il loro credo gioioso, che è rivelato assumendola. Ciò rende il Rasta un facile bersaglio, e non si contano perquisizioni a prescindere in dogane e aeroporti, per esempio. Alcuni profeti e cantanti reggae Rasta, del calibro di Bob Marley, Peter Tosh e Lucky Dube, per esempio, sono addirittura morti in circostanza a molti sembrate dubbiose. 

Qualche Nazione, però, sta finalmente capendo che non c’è niente di male e sta legalizzando la cannabis. Tra queste la Giamaica, dove dal 2015 è legale possedere fino a 2 once (57 grammi) d’erba, è vendibile dietro ricetta medica e coltivabile nel numero massimo di 5 piante a persone. La legge permette anche l’uso religioso, lasciando ai Rasta la possibilità di possederla e coltivarla senza limiti quantitativi nei luoghi di culto. Una decisione che sembra assecondare una sentenza storica a livello mondiale, quella della Cassazione italiana, che nel 2008 accolse il ricorso di una persona che si dichiarava RastafarI, trovata in possesso di 100 grammi d’erba, e colpevolizzata da un tribunale con l’accusa di spaccio, preconfezionata dalla legge italiana. Praticamente tocca a Dio stabilire di quanta ganja ha bisogno un Rasta, non un uomo.

Il Ministro del Turismo Edmund Bartlett si è reso conto dell’impennata di turismo nello Stato del Colorado (USA), a seguito della legalizzazione ludica (quando quello italiano? Sveglia Franceschini!), che ha portato a una crescita del 175% delle prenotazioni alberghiere, e il Governo caraibico sta pensando di puntare sul turismo rurale, i Rasta e il reggae, rendendo nel 2017 la cannabis legale per i turisti. E’ possibile beneficiare della cannabis con un’autocertificazione di bisogno medico, ed i non residenti possono rifornirsi in chioschi autorizzati da una licenza a vendere cannabis nei pressi dei luoghi turistici.

Quella Rasta è una filosofia amante della verità e per chi in Italia volesse comprendere più a fondo questa cultura, il consiglio è di rivolgersi al sito internet Rastafari-regna.com. Il portale è amministrato da Ras Matyas, teologo RastafarI e maestro di mistica, che sta lavorando per la più antica organizzazione Rasta, l’Ethiopian World Federation, al fine di portare sezioni in Italia, ed al quale ho posto un paio di domande di approfondimento:

1) In questo periodo storico spesso il consumo di cannabis è privo di consapevolezza e giudicato dai benpensanti cosa frivola. Dove si pone il Rasta? 

Il Rasta rifiuta il radicalismo edonistico che spesso promuove la liberalizzazione della ganjah. La nostra è una posizione eminentemente spirituale e culturale, considerandola parte delle nostre pratiche meditative e medicinali. Noi siamo contrari al concetto occidentale di sballo, inteso come sospensione delle facoltà mentali e dell’equilibrio morale: fumiano piuttosto per migliorare queste facoltà e questo equilibrio, nella prospettiva del servizio di Dio e delle nostre famiglie.

2) Che rapporto esiste tra fuoco, i Rasta e l’ardere la cannabis?

Mentre il nostro corpo è fatto di acqua e terra, il nostro spirito è composto di aria e fuoco. Attraverso il fumo cosciente, dunque, alimentiamo quella parte più interiore e spirituale della nostra sostanza. Il Fuoco è il primo elemento creato da Dio in principio, e la sua esperienza ci riporta alla realtà originaria e intangibile da cui tutto proviene. Nel fuoco vi è anche il potere di purificazione dalle impurità morali e fisiche della società umana, ed è con questa coscienza che la ganjah viene assunta tra i Rasta, per l’esame di se stessi e la propria correzione spirituale.

Secondo la tradizione Rasta, i prossimi 1000 anni saranno nel segno di RastafarI (Apocalisse di Giovanni 20, Il regno dei mille anni). I Rasta, quindi, salveranno il mondo, con 1000 anni di ganja per guarire le nazioni e questo pianeta malato. La ganja, nella sua interezza come pianta, tornerà a nutrire, vestire e curare l’uomo e la Terra. Così com’era, sarà, ma questa volta con a maggior consapevolezza, derivata dalla ragione scientifica che l’ha investigata anche in questi anni bui, e la guida dei Rasta verso la luce e un mondo giusto. Lunga vita ai Rasta. 

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