Secondo questa leggenda appartenente ai mistici Sufi della Persia, la scoperta degli effetti psicoattivi della canapa è dovuta all’occhio vigile di un monaco. Si tratta probabilmente di un racconto tramandato dalle sette sufi che adottarono la mofìdificazione di coscienza della cannabis a scopo mistico e di rivelazione.

Haider, capo degli asceti e dei flagellanti, viveva fra le più rigide privazioni su di un monte fra Nishabor e Rama, dove aveva fondato un convento di fachiri.

Egli viveva già da dieci anni in quella solitudine, senz’averla mai lasciata per un’ora; quando in un giorno ardente d’estate partì tutto solo pei campi. Al ritorno il suo volto brillava di gioia, accolse le visite dei suoi confratelli e li invitò alla conversazione.

Interrogato sulla sua letizia narrò come avesse trovato nella sua gita una pianta, che sotto il calore più soffocante sembrava ballare al sole piena di gioia, mentre tutte le altre se ne stavano torpide e tranquille. Egli allora raccolse di quelle foglie e ne mangiò. Condusse colà i suoi frati; tutti ne mangiarono e tutti divennero allegri.

Pare però che lo sceicco Haider usasse specialmente di una tintura alcolica di canapa, perché un poeta arabo canta la coppa di smeraldo di Heider. Questi sopravvisse dieci anni alla sua scoperta, e quando morì, i suoi discepoli, assecondando un suo desiderio, piantarono sulla sua tomba una pianta di canapa. Da quella tomba santa si sparse l’haschisch nel Khorasan.

Da: PAOLO MANTEGAZZA, 1871, Quadri della natura umana. Feste ed Ebbrezze, vol. 1 e vol. 2, Milano, Bernardoni, vol. II, p. 452 (Mantegazza prese questo mito da Mordecai C. Cooke, 1860, The Seven Sisters of Sleep, Blackwood, London, pp. 225-6).